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Ulivi, Fräulein e pappagalli del Garda

Flavio Bulgarelli

La vicenda, ambientata in un entroterra reale e più vivo che mai: il Garda e i suoi ulivi, le ragazze straniere e i "pappagalli", cioè i giovanotti nostrani che facevano (e molti ancora fanno ) loro il verso, ci riporta alla fine degli anni `70, quando era di assoluta attualità la "professione" estiva dell`italian lover, nelle sue sfumature più variegate. Nato come musical, messo in scena al teatro San Fedele di Milano, è poi andato prendendo più consistenza nella mente dell`autore, divenendo un romanzo d`ambiente e di vita vissuta, dove non mancano escursioni in terre straniere, che coloriscono la semplice, divertente, un po` misteriosa trama del romanzo. L`ampio numero di personaggi trova ragione d`essere nell`estrema facilità nel conoscersi e nel frequentarsi che hanno i giovani, soprattutto in tempo di vacanze. Nel tessuto narrativo non mancano però figure meno giovani, alle prese, viceversa, con un più impacciato atteggiamento nei confronti del prossimo. Tre dei personaggi maschili, a guardar bene, potrebbero anche essere la stessa persona che compie il ciclo delle varie età della vita. Ciò che si vorrebbero pressoché identici e immutabili sono i sentimenti degli uomini, a dispetto dei confini, della nazionalità e del veloce succedersi delle generazioni.

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Dettagli

Libro: Bianco & Nero
Formato: 14,8 x 21 (A5)
Copertina: Morbida
Pagine: 203
Categoria: Narrativa
Editor: Photocity Edizioni
Lingua: Italiana
ISBN: 978-88-6682-236-3

Biografia

foto autore Flavio Bulgarelli
Approdato per vocazione giovanile al giornalismo e, a seguire, dopo esperienze nei campi più diversi alla pubblicità, l'autore, modenese di nascita e milanese di adozione, con "Scusi, vuol ballare con me?..." riassume la lunga, entusiasmante avventura di un compositore melodista che, grazie ai nuovi mezzi informatici, volontà e determinazione, riesce a comporre, scrivere, registrare e infine a pubblicare su Internet le sue canzoni, avendone tanta soddisfazione e scoprendo una nuova, importante ragione di vita. "Ulivi, Fräulein e pappagalli del Garda" è un libro per l'estate, ovvero qualcosa da leggere sotto l'ombrellone. L'autore considera questo romanzo la cosa più divertente che è riuscito a mettere insieme. Se non altro perché c'è dentro tutta la spensieratezza e la gioia di vivere che solo la giovinezza ci concede. Come diceva quel tal Lorenzo, fiorentino: "Quant'è bella giovinezza, che si fugge tuttavia! Chi vuol esser lieto sia, del doman non v'è certezza." E aveva ragione da vendere. Ma di ciò non si danno pensiero i protagonisti delle vicende narrate nel libro "La nostra casa sull'albero", che li vedono giovani, pieni di vita e di voglia di vivere, di ottimismo e di coraggio. Che è proprio ciò di cui hanno bisogno per affrontare il loro presente e, soprattutto, il futuro che li attende. Per altri ragguagli: www.musicatranoi.it www.myspace.com/flaviobulgarelli

Stralci

5 Stralci

Ragazze in Mercedes

Turisti si nasce. Così almeno la pensava nostro zio Rodolfo, allegro scapolone di lungo corso. Ufficialmente, sin dai tempi in cui ci sballottava lassù per aria con le sue mani enormi, il parentado gli riconosceva capacità non comuni in fatto di avventure galanti. Ora, noi ragazzi eravamo cresciuti, e zio Rodolfo aveva messo uno sull’altro poco meno di sessant’anni, o poco più di quaranta, come diceva lui. Certo, si era conservato bene, e qualcuno sosteneva che era più bello che da giovane. Può accadere a taluni: prendete per esempio un viso ventenne, soffocato da una siepe di capelli che s’interrompa a due dita dalle sopracciglia, e abbiate la pazienza di aspettare. Il tempo finirà per creare una fronte spaziosa e spargere un po’ di chiaro in tutto quel groviglio. Nostro padre asseriva spesso che “quel nostro parente” assomigliava a un cucciolone di Terranova, e ciò indispettiva mia madre (della quale Rodolfo era fratello). Una calda sera di Luglio venne a trovarci. Correva l’anno 1979. Mi chiamò in disparte e disse che non poteva sopportare oltre che continuassi a sprecare le sante ferie con quei sempliciotti dei miei amici. Mi confidò che nella nostra razza ero tra i pochi che si salvavano. Accendendo un sigarello aggiunse che due signorine tedesche l’avevano pregato di unirsi a loro per le vacanze, hem, hem... Sarebbero giunte in Italia, con una Mercedes, di lì a qualche giorno. «Così almeno», concluse zio Rodolfo, «mi dicono nella loro ultima lettera.» Per le prenotazioni in albergo non dovevamo preoccuparci: avrebbero provveduto loro. E non ci preoccupammo, infatti. Due giorni dopo, puntualissimi, alle undici del mattino, eravamo davanti allo stadio di San Siro.

(Rif. Pagina 10)

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