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il settimo libro ovvero i Tarocchi

Giovanni Sergio

Sulla scia delle antecedenti vicissitudini della sua vita, descritte dall’Autore nei suoi sei precedenti saggi romanzati, Giorgio, il protagonista alchimista templare, prosegue nella lotta, che karmicamente possiede il mondo, tra il Bene e il Male. Con la sola arma della Virtù, persegue l’Amore/Giustizia, che è la via che conduce al Bene/Verità. In questo obiettivo, come il Centro del bersaglio dello Zen, risiede l’Essenza Cosmica divina, l’Energia eterica impalpabile, il Vuoto immateriale o Materia/Energia “oscura” dei fisici, che anima l’atomo, così come tutti gli infiniti Universi. Il Tao, infatti, alberga tanto nell’ infinitesimale piccolo, quanto nell’infinitesimale grande. I Tarocchi, di cui qui viene particolarmente descritto il “giardino” esoterico di Capalbio, ne rappresentano le 22 chiavi di interpretazione. Il numero sette è il “cuore” di questo libro, Netzah dei cabalisti.

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Dettagli

Libro: Bianco & Nero
Formato: 14,8 x 21 (A5)
Copertina: Morbida
Pagine: 93
Categoria: Narrativa
Editor: Photocity Edizioni
Lingua: Italiana
ISBN: 978-88-6581-188-7

Biografia

foto autore Giovanni Sergio
Giovanni SERGIO è nato a Roma il 18.10.1953, dove ha conseguito la Maturità classica nel 1972, la laurea in Medicina e Chirurgia nel 1978 all'Università degli Studi "La Sapienza" e le specializzazioni in Medicina Interna e in Geriatria. E' stato Dirigente medico ospedaliero e quindi territoriale presso la ASL. Dal 1992 è Cavaliere della Repubblica Italiana.
Ha collaborato alla stesura del testo di Vinci Verginelli "Bibliotheca Hermetica - Catalogo alquanto ragionato della raccolta Verginelli-Rota di antichi testi ermetici (secoli XV-XVIII)", Nardini Editore, 1986. E' autore della trilogia "La Commedia", comprendente "Il Serpente incoronato" (Edizioni Il Calamaio, 2008), "La mummia di Akhnaton" (Edizioni Il Calamaio, 2009) e "Il dottore della porta accanto" (The Boopen Editore, 2010). E' inoltre autore dei due brevi saggi "La mistica Rosa" (The Boopen Editore, 2009) e "I dialoghi" (The Boopen Editore, 2010).

Stralci

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Il Giardino dei Tarocchi a Capalbio

All’entrata del “giardino” agli occhi di Giorgio si presentò uno scenario mostruosamente maestoso e colorato, comprendente enormi sculture in cemento, rivestite di piccoli specchi e di piastrelle policrome di ceramica, variamente assemblate. Ad accogliere il visitatore era la X Lama e cioè la “Ruota della Fortuna”, realizzata molto semplicemente con tre ruote di ferro di diverso diametro, poste in rotazione, con differente velocità, da un sistema idraulico pescante in una grande vasca d’acqua, a sua volta alimentata da una cascatella proveniente dalla bocca smisurata della “Papessa”, la II Lama. Della “Ruota” così scriveva la de Saint Phalle: “…è un antico simbolo della vita: ciò che sale inevitabilmente dovrà scendere…”. Sovrasta la Papessa la maschera a specchio del “Mago” (I Lama), a sua volta sovrastata dalla mano destra eretta, che allude al “grande giocoliere”, cioè al prestidigitatore. Sulla sinistra del complesso scultoreo centrale, si ergeva imponente la testa incoronata della nera “Imperatrice” (III Lama), con due enormi prominenti mammelle colorate e con un colossale corpo di sfinge, variegato e costellato di piastrelle variopinte. L’interno a due piani, eccezionalmente tutto a specchio, era adatto e attrezzato per viverci, e infatti l’architetto vi dimorò a lungo. Ospita il “Carro” (VII Lama): una donna, l’Imperatrice stessa, lo guida, essendo trainato da un cavallo bianco e da uno nero. “Il carro rappresenta la vittoria. E’ la carta del trionfo sui nemici e sulle avversità. In questa carta, però, si annida un pericolo: nel momento del trionfo bisogna essere particolarmente vigili, poiché è proprio allora che si diventa più vulnerabili”. Sempre all’interno dell’ “Imperatrice” si trova il “Giudizio” (XX Lama): a mo’ di quadro dipinto su di una parete, era raffigurato l’angelo nero femmineo che suona la tromba del giudizio universale, facendo così scoperchiare la tomba, da cui fuoriescono un bambino, un adulto e un anziano.

(Rif. Pagina 29)

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