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Ad occhi spenti

Serena Vestene

Questo florilegio rappresenta un percorso di viaggio, tra i tanti possibili. Il corpo e i sensi a sorreggere in questo cammino. Tra sassi, sole, lacrime e polvere. Rimanendo sulle punte dell`anima. In funambolico equilibrio. Ad occhi spenti.

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Dettagli

Libro: Bianco & Nero
Formato: 14,8 x 21 (A5)
Copertina: Morbida
Pagine: 73
Categoria: Poesia
Editor: Photocity Edizioni
Lingua: Italiana
ISBN: 978-88-6682-409-1

Biografia

foto autore SERENA VESTENE
Serena Vestene è nata e vive a Verona.  Diplomatasi perito aziendale e corrispondente in lingue estere nel 1996, lavora da anni per il mercato nazionale e tedesco come addetta al customare  care service . Amante dei viaggi e degli scambi culturali, unisce in molti dei suoi componimenti poetici le esperienze itineranti vissute in varie parti del mondo con la più introspettiva e intima rielaborazione interiore, intesa come un cammino dell'anima per le città , i deserti e le foreste, nel cuore più palpitante del pianeta e dell' io. Appassionata d'arte in ogni sua forma, da qualche anno ha anche iniziato a dipingere su tela. Ad occhi spenti è la sua prima raccolta di poesie.

Le sue opere pubblicate:

Stralci

1 Stralci

Velieri sparsi

Raccolgo questi velieri sparsi spersi tra le pieghe dell’aria. Queste delicate peregrinanti piume di pioppo. E nel piccolo tocco a una candida sfera ci si rivive. Anch’io mi sento neve in primavera.

(Rif. Pagina 18)

Recensioni

3 Commenti presenti. Media voto 5/5

Serena 14/12/2014

Recensione dal nr. 36 de "LOSSERVATORE" Cifra del libro, e del poetare di Serena Vestene, può dirsi senz’altro il viaggio, o ancor meglio il movimento. Impossibilità della quiete e moto continuo: un andare dell’io a luoghi più o meno distanti, avventure dello spirito e dei sensi, a bordo d’uno sguardo, d’un riflesso, di un respiro. È un’anima pienamente femminile a guidare il lettore in questi spostamenti: i sensi tesi fino allo spasimo, agli estremi limiti delle loro capacità percettive assicurano all’autrice un senso pieno e vitale dell’essere, dell’esistere. Versi liberi e anafore conferiscono al discorso un’impronta intimistica, riflessiva e a tratti ipnotica (“Tanto che pioveva sera, / e pioveva luce di una luna lontana, / e pioveva nebbia a bagnare le siepi”). Il corpo si riconosce e si protende verso un mondo minerale e vegetale (“sono foglia di magnolia / su di un tetto spiovente”), un universo primigenio che funziona apparentemente in assenza di umanità; ma che, a fronte di questo donarsi totalizzante dell’io, risponde con una fraterna accoglienza, un’intima corrispondenza del sentire (“foresta a linfa del mondo / che del verde del tuo vento fai carezza / e io foglia, mi farei”). L’avventura esteriore porta a regioni lontane, nel tempo e nello spazio; ma ha pur sempre una sua tracciabilità interna. L’io, punto d’arrivo e di partenza, partecipa del viaggio visibile facendone uno parallelo negli abissi della coscienza, in un atto regressivo che lo porta a scoprirsi ogni volta più autentico, più consapevole delle umane fragilità (“noi / sempre più veloci / chiediamo strada / alla nostra caducità”). - Silvia

Voto: 5/5