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L`OUTIL DU DIABLE

sergio ghio

Liguria Orientale,estate 1952:Spesso la soluzione alla propria infelicità,all`aridità e isolamento da cui pare siano state estirpate tutte le illusioni,si concretizza talvolta drammaticamente nella "fuga" un moto circolare uniforme che appare come l`unica via di scampo la "fuga da un`orbita" che non soddisfa più l`esistenza.Storia di uomini che tirano avanti a modo loro nella spasmodica ricerca di un`improbabile "tangente di fuga" da quelle radici che conoscono in profondità...

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Dettagli

Libro: Bianco & Nero
Formato: 14,8 x 21 (A5)
Copertina: Morbida
Pagine: 390
Categoria: Narrativa
Editor: Photocity Edizioni
Lingua: Italiana
ISBN: 978-88-6682-555-5

Biografia

foto autore sergio ghio privato
Sergio Ghio è nato a Sestri Levante,città dove risiede.Ha frequen-tato l'Istituto d'Arte di Chiavari.Vincitore di alcuni importanti premi letterari nazionali e internazionali tra cui a Venezia, Mosca,Berlino e Lugano,nonché altri innumerevoli premi e riconoscimenti.Suoi racconti e poesie sono presenti in antolo-gie,riviste letterarie,circoli culturali,biblioteche.E' membro del Circolo culturale "Nuovo Arcobaleno" e dell'A.N.P.A.I. Oltre al romanzo "L'Outil du diable" ha pubblicato due somme di liriche, e il volume di poesie "La nave in bottiglia".

Le sue opere pubblicate:

Stralci

3 Stralci

Avvertenza

Quando entrai nella valle,il sole scioltosi dalle catene della notte iniziava a sorgere soffuso oltre la barriera risalente l’orizzonte di alti monti quasi come monumentali e salde fortezze in mano alla natura.Boschi rigogliosi e inaccessibili,rocce nere vestite di verdi muschi,orridi dalle bianche pareti,spaccate in crepacci.L’aria del mattino fortemente stratificata in tutto quel verde,era vivacizzata dalle esplosioni della dinamite nelle miniere di pietra.Il vecchio montanaro aveva le sembianze d’un avezzo adamante accartocciato,e mi guardava sorridente con quello sguardo folle e velato che hanno i birbanti consci che non rappresenta nè una schiarita,né una certezza,mostrandomi sorridente gli ultimi denti ingialliti ben tollerari che riuscivano ancora,come una morsa logora e arrugginita,a stringere nelle sue ganasce la pipa di legno con un piacere fulmineo.Sembrava ridere di me, come dicesse: “C’è qualcosa di meglio d’una pipa consolatoria?” No,pensavo,vedendo come scaraventava in aria le vampe fumose d’un qualche diavolo che bruciava dentro.”E’ meglio dei vangeli” Dissi,come ammoniva Cioran nei suoi sillogismi sul tabacco.Mi trovavo davanti a un vecchio montanaro quasi centenario forse unico esemplare di una comunità ormai scomparsa della Val Graveglia,che vedevo per la prima volta.Portava una camicia di ruvido cotone a quadri neri e rossi,e in testa un cappello di feltro nero,e mandava nell’aria guizzanti sbuffi di fumo azzurrini.Il volto disseccato,i baffi incanutiti tradivano...

(Rif. Pagina 5)

Recensioni

1 Commento presente. Media voto 5/5

Giusy 24/05/2014

Un buon romanzo ambientato nella Liguria degli anni cinquanta,tra soprusi,angherie,miseria e prepotenze di un padre possessivo e dei soliti "maneggioni" dediti a ogni calcolo personale.L`autore riannoda i fili della storia e le memorie personali scrivendo lo spaccato insieme doloroso e crudele,tenero e amaro non solo di una famiglia alla ricerca della felicità ma anche di un momento di vita comune a tante altre famiglie.

Voto: 5/5