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JULIE DE LESPINASSE E IL SUO TEMPO 1732-1776

Luigi Zammartino

Al mondo ci sono molte parole ma nessuna può esprimersi da sola. Hanno tutte bisogno di un puntello, magari d’essere prese per la mano. Ci sono quelle solenni invocate con veemenza per i grandi eventi, e quelle di superficie, la cui presenza non altera i sensi. Ci sono poi le parole comuni, le più spiegazzate, le più sbiadite, le più stilobate, che avendo imbastito troppi discorsi sono per effetto di alcun impatto.

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Dettagli

Libro: Bianco & Nero
Formato: 14,8 x 21 (A5)
Copertina: Morbida
Pagine: 340
Categoria: Storia e Biografie
Editor: Photocity Edizioni
Lingua: Italiana
ISBN: 978-88-6581-323-2

Biografia

foto autore Luigi Zammartino
Luigi Zammartino è docente di Lingua e Civiltà Francese presso le Scuole Secondarie di Stato. È autore di vari articoli e recensioni sulla Letteratura Francese del Diciottesimo, del Diciannovesimo e del Ventesimo secolo. Ha pubblicato Le cose che non muoiono mai (2005); La Lampada di Aladino: un assaggio sulle dinamiche della scrittura (2006); Tenta un saggio (2008). I suoi lavori portano principalmente sulla nozione d'autore, sulle correlazioni tra biografia e fiction, sulle metamorfosi della conversazione. Lavora attualmente alle Lettere di mademoiselle de Lespinasse, indirizzate al conte Guibert.

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Recensioni

2 Commenti presenti. Media voto 5/5

Oscar Arturo Miglio 02/12/2011

Dall’effigie del sensibile e generoso ma fiacco Luigi XV, agli ambienti letterari ed eruditi. Dalle idee morali e politiche, guidate dalla filosofia pratica e militante, ai superbi padri dell’arte attoriale. Dalla censura di Stato che per il solo ghiribizzo di poter decidere le sorti di un’opera si faceva in quattro, alla nascita e alla crescita dell’“Enciclopedia”, la poderosa opera architettonica del progresso e del brio umano. E poi c’è la musica che trova in Francia il suo locus ameno, c’è la marchesa du Deffand, donna di esprit e di alterigia, c’è poi monsieur d’Alembert senza nome né fortuna, c’è Voltaire, c’è Diderot, c’è Rousseau, c’è il buon Condorcet, e poi Parigi: “la sede delle Grazie”. Ma questo è solo l’orizzonte, al centro della scena c’è una donna “smilza e opaca” che attraverso confuse immagini – quarantaquattro battiti – commemora il suo arcobaleno vitale. Lo stile affatto particolare di Luigi Zammartino esercita un incantesimo e consegna, al lettore intento, molti spunti di riflessione. Oscar Arturo M.

Voto: 5/5